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  • Achille De Tommaso

Cos’ è l’autoimmagine? L’autoimmagine è l’immagine interiore che ciascuno ha di se stesso

Aggiornato il: gen 5

Anche quando ci guardiamo allo specchio, l’immagine riflessa è fortemente influenzata da quella che ci portiamo dentro di noi. Basta pensare a quelle ragazze magrissime che, osservandosi allo specchio, si vedono grasse, gonfie, piene di cellulite! Se nella nostra interiorità alberga una scarsa considerazione per noi stessi, ci sentiamo persone mediocri e la nostra autoimmagine viene notevolmente inficiata da queste convinzioni limitanti, diventando, in tal modo, pessima. Emozioni come vergogna, imbarazzo, senso di colpa, frustrazione, orgoglio, minano la nostra autoimmagine, compromettendola sempre di più. Succede che, l’immagine che abbiamo di noi stessi, inevitabilmente si riflette, come una luce a neon, sul nostro comportamento intrecciandosi così, con l’immagine che gli altri hanno di noi. In ambito lavorativo coloro che riescono ad emergere sono,generalmente, quelli che hanno una buona immagine di sé. Queste persone infatti, esprimono maggior sicurezza in se stessi, buona capacità di motivarsi, instaurano relazioni appaganti e non si sentono annientati dagli errori che possono commettere o dalle altrui critiche. Generalmente sono persone ottimiste che riescono ad auto realizzarsi attualizzando le proprie potenzialità ed aspettative. Al contrario, coloro che hanno un’autoimmagine scadente, vedono il mondo in modo ostile e difficilmente riescono a mettere completamente a fuoco i problemi, senza sentirsene totalmente invasi. Ogni problema o fallimento viene generalmente percepito come un attacco alla persona e va a rinforzare ulteriormente la scarsa immagine di sé. Ma quando si forma l’autoimmagine? L’autoimmagine si forma nel corso della vita, dal primo contatto che il bambino ha con il mondo ed in particolare, con la propria madre. 2 Il primo contatto è quello della pelle. La pelle della mamma che offre accoglienza e calore, produce nel bimbo uno stato di benessere e sicurezza, così come gli occhi che guardano il bambino con tenerezza ed affetto, trasmettono al piccolo la sensazione di “esserci”, di essere visto, accolto, accettato e voluto. Il bambino comincia così a formarsi un’immagine di sé che sarà positiva, se avrà ricevuto sensazioni positive, che lo fanno star bene; negativa, nella misura in cui le sensazioni che gli sono pervenute, lo avranno fatto stare male. È l’”holding” e l’”handling” di winnicottiana memoria, ovvero è il “come” il bimbo viene tenuto, cullato, accudito. Amore, accoglienza, tenerezza, attenzione = positività Distacco, freddezza, fretta = negatività Con il passare degli anni, i bimbi continuano a costruire quell’immagine di sé che si manifesterà nella sua completezza in età adulta. Il bambino interagisce con le figure di riferimento: genitori e parenti e poi, quando entra nel mondo della scuola, con insegnanti e compagni. Sovente siamo proprio noi genitori che creiamo la prima autoimmagine positiva o negativa nei nostri figli. Capita spesso che non ascoltiamo cosa hanno da dire o tendiamo ad ascoltarli con superficialità:




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