IL MIO LIBRO:

"COME REALIZZARE LA PROPRIA IMMAGINE

INDIVIDUALE, SOCIALE E DIGITALE"

 

Vincere negli affari e nella vita proiettando di se’ un’immagine di persona affidabile, sicura e innovativa

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Uno dei requisiti per aver successo nella vita privata e aziendale è avere una buona “immagine”. Ma per creare una buona immagine dovete essere in grado di comunicare una buona impressione fin dal primo momento in cui vedete una persona. Ma non solo; dovete poi essere capaci di mantenere questa impressione nella mente di colui con il quale avete a che fare. Il compito è complesso, perché nella costruzione della vostra immagine entrano in ballo fattori di cui siete coscienti, come per esempio il vostro comportamento, il vostro abbigliamento, le parole che dite; ma anche elementi di cui potete non avere il completo controllo, come il linguaggio del corpo o la vostra autoimmagine.

La costruzione di una buona immagine è quindi un  compito complesso; ma non impossibile, e si può portarlo a termine seguendo le indicazioni di questo libro. La sua lettura  vi fornirà innanzitutto gli elementi per controllare il vostro linguaggio del corpo e i metodi di comunicazione da usare in azienda e in pubblico; vi suggerirà le migliori regole per instaurare delle buone relazioni con amici e conoscenze e, eventualmente, per diventare un leader.  Non solo; poiché una buona impressione è data solo da una persona in buona forma anche mentale, vi fornirà anche alcuni preziosi consigli per acquisire un pensiero positivo; al fine di proiettare di voi un’immagine di sicurezza e di affidabilità.  Questo libro è anche un manuale che dà alcune indicazioni di base per fare bene alcune cose oggigiorno  importanti: come crearsi un’ “immagine digitale”, lo scrivere un buon curriculum, il parlare bene in pubblico e il rispondere alla chiamata di selezione di un “cacciatore di teste”.

 E’ indicato un po’ per tutti; studenti, neolaureati alle prime armi, persone in fase di ascesa di carriera e persone che hanno già successo; ma che desiderino semplicemente affinare alcuni dei loro metodi di comunicazione per averne di più. E’ frutto della mia esperienza nell’aver condotto persone e stabilito solide amicizie; e dell’esperienza degli autorevoli professionisti che mi hanno aiutato nella compilazione di questo libro.

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 Questo questo libro è disponibile su Amazon al link di cui sopra;  è anche acquistabile con il Bonus Cultura e con il Bonus Carta del Docente.

E' gratuito sulla piattaforma Kindle Unlimited

INDICE DEL LIBRO

 

INTRODUZIONE

 

Immagine : Impressione permanente

 Capitolo I

Il linguaggio del corpo

 

  1. La cinesica del linguaggio del corpo

  2. Il linguaggio del corpo e la propria immagine

  3. Tiriamo le somme sul linguaggio del corpo

 

 Capitolo II

Costruire la propria immagine sul posto di lavoro: come lavorare con gli altri

 

  1. Il comportamento

  2. Stile come miscela di due comportamenti

  3. Forze e debolezze di ciascuno stile

  4. Quale stile per quale immagine

  5. La flessibilità interpersonale

  6. La flessibilità di stile 

  7. L’atteggiamento

  8. Come ottenere che le cose vengano fatte

  9. Stile e gestione dello stress

  10. Come le persone desiderano essere trattate

  11. Leadership

  12. La comunicazione in azienda

  13. Darsi del “lei” o darsi del “tu”

  14. Darsi del tu con i clienti

  15. Darsi del tu in ambiente internazionale

 

Capitolo III

Come costruire la propria immagine in pubblico

 

  1. Abituarsi a parlare in pubblico

  2. L’uso di agenzie di Relazioni Pubbliche

  3. Gli “head-hunters”

  4. Il vostro Curriculum Vitae

 

Capitolo IV

Come costruire la propria immagine in privato

 

  1. La vostra immagine con le conoscenze

  2. La vostra immagine con gli amici

 

 

Capitolo V

Il linguaggio dell’abbigliamento per l’uomo

 

  1. Il guardaroba sul posto di lavoro

  2. Il guardaroba per il tempo libero

 

Capitolo VI

Il linguaggio dell’abbigliamento per la donna

 

  1. La moda

  2. Gli stilisti

  3. In negozio

  4. Il guardaroba sul posto di lavoro

  5. Il guardaroba per il tempo libero

 

Capitolo VII

 Acquisire la giusta forma mentale: stress e pensiero positivo

 

  1. La meditazione

  2. Il pensiero positivo

*****

QUI DI SEGUITO TRASCRIVO UNA  PARTE DEL CAPITOLO PRIMO; QUELLO CHE TRATTA DEL LINGUAGGIO DEL CORPO

CAPITOLO I

IL LINGUAGGIO DEL CORPO

 

Vi è stata appena presentata una persona durante un ricevimento a casa di amici. Nonostante questa vi stia parlando in maniera garbata trovate che c’è qualcosa di indefinibile che non vi fa entrare in sintonia con lei e a tutta prima non riuscite a capire cos’è.

 

Prestandole più attenzione vi accorgete che la persona, mentre parla con voi, distoglie spesso lo sguardo e lo fa vagare nella stanza; continua poi, spesso, a spostare il proprio peso da una gamba all’altra. Dalle sue parole sembrerebbe che è interessata alla conversazione, ma il linguaggio del suo corpo vi manda invece un messaggio completamente opposto, che vi mette a disagio nei confronti della persona.

 

Il linguaggio parlato non fornisce il significato completo di ciò di cui una persona parla; se, quindi, ascoltate solamente le parole del vostro interlocutore, rischiate di ottenere una distorsione sul significato dell’argomento.

 

 

Ricordatevi pertanto che, ogni volta che comunicate, il vostro corpo, anch’esso, parla.

 

Ancora più importante è tenere a mente il seguente concetto:

 

Le persone sentono le vostre parole e vedono il linguaggio del vostro corpo. Ogni volta, però, che questi due messaggi siano in conflitto, le persone tenderanno a credere al linguaggio del corpo piuttosto che alle parole che dite.

 

Ciò si verifica perché, secondo molti esperti, l’80 % della comunicazione è effettuato attraverso comunicazioni non verbali.

 

Un classico esempio di utilizzo di cosa fare e non fare col linguaggio del corpo c'è dato dal dibattito elettorale finale che avvenne nel 1960 tra Kennedy e Nixon.

 

Kennedy era un ottimo utilizzatore del linguaggio del corpo; usava gesti ampi mentre guardava fisso nella telecamera. Le sue mani erano spesso aperte come se dovesse abbracciare tutta la nazione. E poi sorrideva continuamente.

 

Nixon, all’opposto, usava un linguaggio del corpo molto povero. Era completamente chiuso in se stesso, con le spalle messe di sbieco nei confronti della telecamera, come se da un momento all’altro dovesse girarsi e scappare via.

 

Nixon era il favorito prima del dibattito, ma Kennedy, dopo  quel dibattito, entrò nella Casa Bianca.

 

Il linguaggio del corpo non è, in ogni caso come un libro stampato; ognuno ha la sua immagine personalizzata. E’ quindi importante di volta in volta essere in grado di capire le varie sfumature che certi gesti o certe posizioni hanno in persone diverse.

 

Ricordate poi che:

 

  1. Il Linguaggio del Corpo non dice tutto; le parole sono un complemento fondamentale a questo tipo d'espressione.

  2. Capire il Linguaggio del Corpo non vi dà potere sulle persone; esse non risponderanno a meno che non lo vogliate. Avrete però più possibilità di successo, in quanto sarà in grado di fornirvi un elevato volume d'informazioni su chi vi sta davanti.

  3. Il Linguaggio del corpo funziona per tentativi: fate di più le cose che vi pare abbiano successo e smettetela di fare quelle che non ne hanno.

 

Il Linguaggio del Corpo è, in ogni modo, una delle parti fondamentali dell'espressione della vostra personalità.

 

 Essere in grado di “leggere” il vostro linguaggio del corpo vi metterà in grado di capire le motivazioni e gli obbiettivi delle vostre stesse tattiche mentali ed emotive nel momento in cui le attuate, in modo da prenderne il completo controllo

 

Attenzione, però, la natura vi ha programmato per gestire solo un certo numero di dati a livello conscio. Il resto lo gestite con l’inconscio. Se quindi intendete portare tutti i dati del linguaggio del corpo a livello conscio, correte il rischio di non essere in grado di gestirli contemporaneamente. Se dovete, infatti, mettervi a pensare tutte le volte che volete fare un determinato gesto, rischiate di perdere concentrazione sul contenuto della conversazione. Il segreto è quindi di impadronirvi di questi significati del Linguaggio del Corpo e cominciare ad allenarvi nella loro interpretazione durante conversazioni di minore importanza.

(CONTINUA)

COME POSSIAMO MANTENERE REALI CONNESSIONI UMANE DI FRONTE ALLA MEDIAZIONE DIGITALE?


Ovviamente non è facile cercare di rispondere a una domanda così sfaccettata entro i confini di un singolo libro; proporrò invece una serie di domande.


1. Cosa rende unici i nostri dispositivi digitali? E, come sono connessi?

In primo luogo, dobbiamo riconoscere il pericolo di cadere nel regno del relativismo. Una discussione relativistica sulla "connessione umana" affermerebbe che i dispositivi digitali non interferiscono con l'interazione umana più di qualsiasi altro artefatto nella storia umana. Infatti, anche le conversazioni faccia a faccia che abbiamo sempre avute, vengono comunque esaminate attraverso una “lente culturale”, il che significa che la connessione umana non può mai esistere al di fuori di un contesto culturale e materiale, o di una cornice.

E’ questa una linea di analisi legittima? Sebbene vi sia certamente un'argomentazione per la mediazione coerente dell'interazione umana nel corso della storia, questo approccio sottostima le implicazioni morali e politiche dei nostri artefatti scientifici e tecnologici. Dobbiamo infatti solo dare un'occhiata in giro per vedere come lo smartphone, un artefatto umano, abbia influenzato in modo significativo il modo in cui comunichiamo. Certamente ha un impatto molto più profondo su come noi umani interagiamo tra noi, rispetto ad esempio alla scatola di cartone o ad una palla da ping pong.

Infatti, potremmo dire che oggi i nostri smartphone, tablet e laptop sono diventati molto più di un artefatto: sono diventati un'estensione di noi stessi. E cosa c’è quindi nei nostri moderni dispositivi digitali che li differenziano dai precedenti, attraverso i quali noi come esseri umani abbiamo vissuto la vita quotidiana? Lo vediamo nel prossimo punto.


2. In che modo le aziende e gli esseri umani interagiscono con i loro dispositivi tecnologici?

Soprattutto della natura dei nostri dispositivi, dobbiamo chiederci cosa ci fanno. C'è infatti un crescente corpo di ricerca scientifica che ci dice che le nostre abitudini, di individui, e la voglia di iperconnettività, ci rendono infelici, nonostante il loro possesso e il loro design ci porti gratificazione immediata. È qui che possiamo chiederci, in che modo i dispositivi tecnologici influenzino le nostre relazioni sociali? Siamo più connessi che mai online, ma questa è vera connessione umana? E per le aziende: una iperconnessione fornisce sicuramente migliore efficienza?


E veniamo ad una possibile risposta. Come sappiamo la natura della mediazione digitale e l'obiettivo generale dell'innovazione nella tecnologia di consumo è quello di ottenere una quantità crescente di velocità, accessibilità e visibilità. In virtù di essere sempre a un clic di mouse o un tocco di un dito di distanza, siamo diventati sempre più impazienti, in quanto ci aspettiamo che le risposte siano altrettanto immediate come le tecnologie permettono che siano. Siamo al limite di accettare che le risposte siano di bassa qualità, purché veloci. Forse sono queste aspettative con cui viviamo, che ci fanno sentire a disagio, e che ci fanno sentire meno noi stessi; meno umani.


3. Qual è la differenza tra 'umano' e 'digitale’, 'reale' e 'virtuale'?

Nel determinare i nostri soggetti, dobbiamo prima capire la differenza tra queste categorie prima di poterle confrontare tra loro, soprattutto perché questa differenziazione sta diventando, oggi, sempre più difficile da fare. I termini come il "biohacking" e il "transumanesimo", che entrano nella psiche pubblica, infatti, pongono questioni che continueranno ad essere sempre più complesse per formulare una chiara risposta. Ma ponendo questa domanda, possiamo cominciare a vedere come queste categorie vengono utilizzate dai tecnologi e dagli innovatori che le impiegano, e naturalmente come esse hanno effetto sul consumatore finale. Come possiamo quindi andare avanti per costruire prodotti che prendano in considerazione tutte le domande di cui sopra? Compresa la necessità di una morale, di un’ “etica digitale”.



Queste domande aperte sono ciò che si pongono continuamente gli antropologi digitali, e dobbiamo riconoscere che un numero crescente di persone in tutto il mondo sta cominciando a porsi domande simili. Le risposte a queste domande ci dovranno far pensare a queste categorie non come innate, ma come riflettenti bisogni e ansie più ampie all'interno della società. La mediazione digitale è qualcosa che dobbiamo affrontare con specificità e con profonda analisi.

Aggiornamento: gen 5

Your personal brand is how you promote yourself. It is the unique combination of skills, experience, and personality that you want the world to see you. It is the telling of your story, and how it reflects your conduct, behavior, spoken and unspoken words, and attitudes.


People often talk about wanting to improve their personal brand. You undoubtedly know what a business brand is – we refer to brands regularly whenever we discuss influencer marketing. But you probably don’t think much about having a brand yourself. The idea of “personal branding” is unusual to most people. But in this online era, where things, both good and bad, last forever on the internet, personal branding can be considered more important than ever.

Have you ever Googled your name? Obviously, you may find that other people share your name. But when you do see items that mention you, do they show what you want the world to see? Or should you “massage” your online record to make it more acceptable, and present you in a more favorable light?

For that matter, how do people perceive you offline? Do they connect you and your values with your business and the values it represents?

Aggiornamento: gen 5

Il linguaggio è ingannevole. Si può dire una cosa e intenderne una completamente diversa o ingannare deliberatamente i propri interlocutori mentendo. Ingannare qualcuno con il linguaggio del corpo, invece, è molto più difficile perché questo tipo di comunicazione è perlopiù inconsapevole. Dai gesti, dalle espressioni del viso e dalla postura generale di molte persone si può dedurre chiaramente cosa provano. Bisogna solo saper interpretare i segnali.

Chi interpreta correttamente il linguaggio del corpo ha un grande vantaggio nella comunicazione con gli altri. Può infatti adattarsi allo stato emotivo dell'interlocutore e creare più facilmente un'atmosfera di fiducia durante la conversazione. Un atteggiamento che sortisce effetti positivi sia nella vita privata che in quella professionale. In più, la comprensione dei segnali non verbali è il primo passo per imparare a utilizzare in modo mirato il proprio linguaggio del corpo. Non si tratta però di ingannare volutamente gli altri, ma di rafforzare le proprie parole dando un'impressione di sincerità e sicurezza di sé.

Linguaggio del corpo consapevole e inconsapevole Sospirare con impazienza, roteare gli occhi per il nervosismo, mettere il broncio sono tutte azioni che tradiscono i nostri sentimenti, anche se durano solo una frazione di secondo. Proprio come questi segnali non verbali vengono inviati inconsciamente, allo stesso modo vengono letti inconsciamente. Ecco perché ci sono persone che a pelle non ci piacciono o che ci apprezzano senza che abbiamo detto niente di particolare. Di fatto, il linguaggio del corpo viene recepito mentre ci concentriamo su ciò che viene detto o vaghiamo con la mente. Accanto a quelli inconsapevoli, però, esistono segnali del corpo consapevoli, che sono acquisiti e influenzati dall'ambiente culturale. Li usiamo in situazioni appropriate per trasmettere un messaggio specifico o rafforzare ciò che diciamo. Ne sono un tipico esempio l'indice alzato per dire "Attenzione!", il pollice alzato per esprimere approvazione o i palmi rivolti verso l'interlocutore per calmare una situazione o placare esplosioni emotive. Ci vuole però cautela, poiché il linguaggio del corpo consapevole deve sempre essere inserito nel contesto culturale. Un certo gesto può avere significati completamente diversi in altri continenti o in altri ambienti culturali.

Significato del linguaggio del corpo Il linguaggio del corpo influenza fortemente la percezione che si ha di una persona e come vengono recepite le sue parole. Pensate alle foto o ai video di discorsi famosi: sono la dimostrazione di come non è solo il contenuto di un discorso, ma anche la dinamica con cui viene presentato che contribuisce in modo decisivo alla sua efficacia. Tra le altre cose, il linguaggio del corpo fa capire al pubblico quanto sia importante il tema per il relatore ed è quindi un criterio decisivo per la sua credibilità. Ma anche nell'ambiente privato o professionale diretto, le persone sono giudicate in base al modo in cui il linguaggio del corpo si adatta a quanto detto. Niente è più disorientante di un collega che dice con un'espressione impietrita che accetta volentieri un lavoro o di un superiore il cui sguardo vaga inquieto per la stanza, mentre farfuglia che trova interessante l'idea presentata. Tali casi esemplificano come interpretiamo costantemente il linguaggio del corpo e spesso riflettiamo l'atteggiamento dell'altro in modo più affidabile di quanto diciamo in termini di contenuto. Una discrepanza evidente tra ciò che viene detto e il linguaggio del corpo mostrato disturba o infastidisce l'altra persona. Tuttavia, come accennato in precedenza, bisogna andarci cauti nell'utilizzo consapevole e nell'interpretazione del linguaggio del corpo negli scambi interculturali, perché non tutti i segnali hanno lo stesso significato in tutto il mondo. D'altra parte, la comunicazione non verbale offre la possibilità di comunicare anche se non si parla la stessa lingua. In tal senso entrano in gioco in primo luogo le espressioni del viso e i gesti usati istintivamente, che sono compresi in tutto il mondo perché sono direttamente correlati alle emozioni di base dell'essere umano. Un sorriso è interpretato quasi ovunque come un segno di apertura e cordialità. Per tutti gli altri gesti bisognerebbe prima informarsi sul significato nel rispettivo ambiente culturale. Per fare un esempio, in Europa centrale il pollice rivolto verso l'alto è solitamente un segno di approvazione, ma in Australia è inteso come un grave insulto.

Consiglio Nelle scienze della comunicazione, la disciplina della cinesica si occupa dell'uso dei movimenti nella conversazione. Essa studia gli effetti della mimica, dei gesti e delle posture in determinate situazioni comunicative, come i colloqui di vendita, le trattative contrattuali o gli sforzi di de-escalation. Le nozioni ricavate dalla cinesica sono utilizzate nella formazione del personale di vendita, di mediatori, oratori e assistenti sociali.

Il linguaggio del corpo spiegato con esempi Il linguaggio del corpo e la lettura dei suoi segnali giocano un ruolo molto importante nella comunicazione di tutti i giorni. È caratterizzato da espressioni facciali, gesti, posture e movimentidi una persona. I seguenti esempi dimostrano come anche i più piccoli segnali tradiscano i nostri sentimenti.

Mimica La mimica comprende tutte le emozioni che possono essere lette sul viso di una persona. Uno dei segnali mimici più importanti è sicuramente il sorriso, che consente la comunicazione aperta con gli estranei, segnala cordialità, comprensione e gioia di vivere, facendone il segnale perfetto all'inizio di una conversazione. Le emozioni sono trasmesse in gran parte attraverso gli occhi e solo amplificate dalla bocca e dai lineamenti del viso. Uno sguardo può essere interessato, assente, amorevole, odioso, dubbioso, curioso o timido - tutte emozioni che possono essere riconosciute in una frazione di secondo.

  • Interesse/curiosità: gli occhi sono attenti e aperti e guardano in silenzio l'interlocutore o l'oggetto della conversazione per focalizzare tutte le informazioni. Attenzione, però: un contatto visivo diretto troppo prolungato per gli altri risulta presto fastidioso o invadente.

  • Disinteresse: lo sguardo vaga nella stanza o nell'ambiente circostante, fermandosi di tanto in tanto su altre persone o azioni. Uno sguardo completamente perso e immobile è segno che l'interlocutore si è distratto ed è immerso nei suoi pensieri.

  • Sorpresa: gli occhi sono spalancati e le sopracciglia alzate.

  • Ira/rabbia: gli occhi si stringono, le sopracciglia si avvicinano e la fronte è aggrottata.

  • Dubbio: lo sguardo è concentrato, ma gli occhi sono irrequieti perché l'ascoltatore si sta chiedendo se credere a quello che gli viene detto. A seconda dell'atteggiamento rispetto alle parole ascoltate, le sopracciglia possono alzarsi per lo stupore o avvicinarsi per la rabbia.

  • Paura: anche in caso di paura gli occhi sono aperti; allo stesso tempo, le pupille sono allargate per poter vedere il maggior numero possibile di dettagli della minaccia.

Se volete imparare a interpretare correttamente il linguaggio del corpo, prestate particolare attenzione alle pupille. Rivelano infatti molte cose e riflettono chiaramente le emozioni perché i loro movimenti non possono essere controllati consapevolmente. Infatti, le pupille si dilatano per la gioia o per altre emozioni positive e si restringono per la paura o il disgusto.

Gestualità Gli studiosi del cervello hanno scoperto che le aree del cervello responsabili dell'elaborazione della memoria e del pensiero e quelle che controllano i gesti si trovano una accanto all'altra. Questo spiega anche perché tantissime persone gesticolano mentre parlano, persino quando sono al telefono e nessuno può vederle. I gesti servono in questo caso a ordinare i pensieri, a fare riferimenti e a ricordare correttamente. Si tratta di processi inconsci che vanno distinti nettamente dai gesti mirati di oratori, politici o attori addestrati. Esistono poi i gesti che abbiamo imparato durante il corso della nostra vita che servono a sottolineare le nostre espressioni linguistiche:

  • Benvenuto: braccia aperte che portano a un abbraccio o una mano alzata già da lontano a mo' di saluto, segnalano gioia per l'arrivo di una persona.

  • Difesa: le braccia tese con i palmi sollevati, rivolti verso l'altro, servono per proteggersi. Segnalano che l'altro non può avvicinarsi.

  • Rabbia: una mano stretta a pugno indica il tentativo di controllarsi. Se viene sollevata, viene intesa come una minaccia di violenza.

  • De-escalation: la posizione delle mani è simile alla posizione di difesa, ma le braccia non sono distese, bensì strette vicine al corpo. Con questo gesto cerchiamo di rassicurare qualcuno mostrandogli che non ha nulla da temere da noi.

  • Impotenza/incertezza: quando in una situazione non sappiamo cosa fare, lo esprimiamo scrollando ripetutamente le spalle.

Questi sono solo alcuni esempi che mostrano come la gestualità viene utilizzata nella vita quotidiana per trasmettere determinati messaggi. Questo tipo di linguaggio del corpo viene letto e utilizzato allo stesso modo da tutte le persone di un ambiente culturale.

Postura e movimento La postura fornisce chiare indicazioni sullo stato emotivo di una persona. Per questo, a ragione, si dice che le persone felici sembrano fluttuare nell'aria, mentre le persone tristi, con le spalle curve e la testa china, più che camminare si trascinano. Anche la sicurezza di una persona può essere dedotta dalla postura. Quando un capo si precipita in ufficio con il mento sollevato, il petto gonfio e ampie falcate, è chiaro che è consapevole del suo ruolo e si fa riconoscere come leader. Movimenti affrettati e nervosi come toccarsi i vestiti o i capelli, o il rapido dondolio dei piedi stando seduti sul bordo della sedia, segnalano insicurezza e danno l'impressione di voler sfuggire alla situazione in cui ci si trova.

Movimento Gli ultimi esempi citati mostrano che la postura e il movimento del corpo difficilmente possono essere separati nella pratica. Una determinata postura richiede un certo tipo di movimento. È improbabile che una persona con una posizione eretta e fiera cammini timidamente a passettini, mentre è difficile che una persona ripiegata su sé stessa e dalla postura floscia cammini per strada a grandi passi veloci. Inoltre, ci sono determinati movimenti che trasmettono messaggi diretti. Uno di questi, ad esempio, è il superamento di una determinata distanza tra due persone. Se e quando la cosa può risultare spiacevole dipende molto dall'interlocutore. In generale concediamo di avvicinarsi ai conoscenti che ci stanno simpatici. Tra estranei, ma soprattutto con i superiori, una certa distanza fisica è segno di rispetto. Se qualcuno si avvicina troppo, può essere percepito come minaccioso o degradante. È comunque il superamento di un limite che in rari casi suscita una reazione positiva.

Utilizzare in modo mirato il linguaggio del corpo nella vita professionale Ora che abbiamo spiegato i vari tipi di linguaggio del corpo con esempi, non resta che illustrare come utilizzare queste conoscenze nella comunicazione sul lavoro. Nel mondo del lavoro saper interpretare e usare correttamente il linguaggio del corpo è una delle soft skills di un dipendente. Già nel colloquio di presentazione il linguaggio del corpo gioca un ruolo decisivo. Il lasso di tempo a disposizione di entrambe le parti per dare un'impressione all'altra è limitato e quindi i segnali non verbali influiscono più del solito nella valutazione reciproca, soprattutto perché si parla solo di competenze tecniche, da cui non si può però trarre davvero un'immagine realistica dell'altro. Per i candidati, è importante dare un'impressione di sicurezza senza risultare presuntuosi. Scoprite prima (o chiedete a parenti e amici) quali gesti tradiscono il vostro nervosismo e cercate di evitarli. Chi ad esempio gioca sempre con una ciocca di capelli o si accarezza la barba può provare a incrociare le mani. Inoltre, durante il colloquio dovreste stare seduti assumendo una posizione rilassata ma dritta. Chi si appoggia allo schienale con le gambe incrociate sembra subito disinteressato e privo di motivazione. Chi invece conduce il colloquio dovrebbe prestare particolare attenzione all'invio di segnali positivi al fine di creare un'atmosfera rilassata di conversazione e non rendere nervoso il candidato. Per farlo, bisogna assumere espressioni facciali amichevoli e fare domande di tanto in tanto. Se avete domande critiche, non affrontate direttamente il candidato, ma usate il collaudato metodo sandwich combinando le critiche con aspetti positivi e mitigando quindi l'effetto. Un'altra situazione tipica in cui il linguaggio del corpo gioca un ruolo importante è la negoziazione. Che si tratti di trattative contrattuali con i clienti o negoziazioni salariali con il capo, queste conversazioni sono generalmente caratterizzate dal fatto che le parti in causa hanno idee diverse e devono trovare un compromesso. Gli aspetti già illustrati per il colloquio di presentazione si applicano anche in questo caso. Inoltre, si possono utilizzare gesti mirati con i quali segnalare simpatia alla controparte pur esprimendo chiaramente il proprio punto di vista. Una strategia collaudata nelle negoziazioni è la cosiddetta tecnica dello specchio in cui si assumono con discrezione piccoli atteggiamenti dell'interlocutore, comunicando quindi discretamente che si è sostanzialmente d'accordo e che si riesce a comprendere la "posizione dell'altro". Se la conversazione minaccia di degenerare in una discussione accesa, cambiare la disposizione dei posti può contribuire a calmare gli animi. Ad esempio, se si è seduti uno di fronte all'altro, con un pretesto è possibile spostarsi accanto alla controparte, purché lo spazio lo consenta. Ciò comunica che entrambi alla fine hanno in mente lo stesso obiettivo e devono solo concordare come raggiungerlo. Se siete già nel mezzo di una discussione, gesti di calma, come mostrare uno o entrambi i palmi (ma attenzione: evitate la postura difensiva) o abbassare silenziosamente le mani possono allentare la tensione negativa. Tuttavia, non bisogna lasciarsi deviare troppo dalla propria posizione e, se la situazione lo consente, lo si può dimostrare chiaramente. In questo contesto, incrociare le braccia, un gesto che di norma dovrebbe essere evitato nella conversazione diretta, è il segno che avete raggiunto il limite di sopportazione e che non vi sposterete più dalle vostre posizioni. Indipendentemente dalla strategia scelta, è importante non lasciarsi trasportare dalle proprie emozioni e avere sempre fiuto sui segnali appropriati e utili. A quel punto potrete usare il linguaggio del corpo in modo mirato a vostro vantaggio. Vi preghiamo di osservare la nota legale relativa a questo articolo.

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